Carmen Antonia Di Benedetto - Carmelo Calvagna - liberi artisti contemporanei siciliani
 

 


- A.P.O.C.A.L.I.S.S.E. -
Arte Profilata Occidentale Complessa Adulterante Lenta Infedele Sovrapposta Scrutata Elettiva
PROGETTO CONTENITORE D'ARTE CONTEMPORANEA
dipinti di C. A. DI BENEDETTO e C. CALVAGNA


Studio Calvagna
Paternò (CT)
dicembre 1999


  C. Calvagna
1995 - l'uovo di Piero
acrilici, smalto, grafite, polvere di alluminio e
collage su legno
cm.51,5x41
     
  C. Calvagna
1995 - il filo
smalti su due vetri sovrapposti
cm.51,5x41
     

  C.A. Di Benedetto e C. Calvagna
1998 - senza titolo 1
polimaterico su carta
cm.30x42
     
  C.A. Di Benedetto e C. Calvagna
1998 - senza titolo 6
polimaterico su carta
cm.37,5x48,5
     

  C.A. Di Benedetto
1999 - natura morta con cavalli
polimaterico su tela damascata
cm.60x115
     
  C.A. Di Benedetto
1998 - la donna e il drago
polimaterico su carta
cm.70x50
 

  C.A. Di Benedetto
1998 - il drago
polimaterico su carta
cm.70x50
     
  C.A. Di Benedetto
1998 - il libro ingoiato
polimaterico su carta
cm.70x50
     
  C.A. Di Benedetto
1998 - senza titolo a.p.o.c.a.l.i.s.s.e.
polimaterico su carta
cm.50x70
     
  C.A. Di Benedetto
1998 - il quadrato non è grigio
polimaterico su tela
cm.70x60
     
  C.A. Di Benedetto
1998 - crocifissione
acrilici su cartone
cm.85x70
     
  C.A. Di Benedetto
1999 - tulipani
acrilici su carta telata
cm.45x51
     
  C.A. Di Benedetto
1999 - un cielo una terra
polimaterico su carta
cm.48,5x37,5
     
  C.A. Di Benedetto
1998 - Ecce Homo
polimaterico su carta
cm.42x30
     
  C.A. Di Benedetto
1998 - S. Martino da Sassetta
polimaterico su carta
cm.70x50
     
  C.A. Di Benedetto
1999 - di domenica mattino
acrilico su tela
cm.60x115
     
  C.A. Di Benedetto
1999 - maternità da Grunewald
polimaterico su carta
cm.70x50
     
  C.A. Di Benedetto
1999 - volano i cavalli?
polimaterico su tela
cm.70x50
     
  C. Calvagna
1991 - appunti per solo scontro
matita e tempere su carta
cm.29,5x42
     
  C. Calvagna
1991 - appunti per solo scontro 1
matita e tempere su carta
cm.29,5x42
     
  C.A. Di Benedetto e C. Calvagna
1999 - senza titolo 2
acrilici su carta
cm.30x42
     
  C.A. Di Benedetto e C. Calvagna
1999 - senza titolo 3
acrilici su carta
cm.30x42
     
  C.A. Di Benedetto e C. Calvagna
1999 - senza titolo 4
acrilici su carta
cm.35x50
     
  C.A. Di Benedetto e C. Calvagna
1998 - senza titolo 7
polimater1co e smalti su carta
cm.30x42
     
  C.A. Di Benedetto e C. Calvagna
1998 - senza titolo 5
polimaterico e acrilici su carta
cm.35x50
     
  C.A. Di Benedetto e C. Calvagna
1998 - senza titolo 8
polimaterico e smalti su carta
cm.30x42
     
  C.A. Di Benedetto e C. Calvagna
1998 - senza titolo 9
polimaterico e smalti su carta
cm.30x42
     
  C.A. Di Benedetto e C. Calvagna
1998 - senza titolo 10
polimaterico e e acrilici su carta
cm.30x42
     
  C.A. Di Benedetto e C. Calvagna
1998 - senza titolo 14
polimaterico su carta
cm.38x29
     
  C.A. Di Benedetto e C. Calvagna
1998 - senza titolo 15
polimaterico su carta
cm.30x42
     
  C.A. Di Benedetto e C. Calvagna
1998 - senza titolo 16
polimaterico su carta
cm.30x42
     
  C. Calvagna
1991 - appunti per un solo scontro
matita e tempere su carta
cm.29,5x42
     
  C. Calvagna
1991 - solo scontro
grafite,acrilici e argento su tela
cm.180x315
     
  C. Calvagna
1998 - vedere
acrilici su tela
cm.180x180
     
  C. Calvagna
1989 - omaggio a B .e D.
acrilici su tela
cm.175x230
     



Note di Andrea L’Episcopo

Il concetto contenitore è quello di Apocalisse reinterpretato sulla base della centralità dell’esperienza individuale di una sensibilità saldamente ancorata alla condizione umana; in quest’ottica si riconducono ad unità le letture laiche e quella cattolica della fine dei tempi, attraverso una visione dell’evento apocalittico estranea a sensazionalismi di sorta, consapevole dell’ambigua positività che lo caratterizza nella nostra tradizione religiosa (all’interno della quale l’Apocalisse è sì fine del mondo, ma al contempo rinascita nell’eternità e compimento della storia, con la venuta del regno di Dio sulla terra) e tuttavia velata di struggente nostalgia dell’essere “uomo” e delle sue imperfezioni, persino delle sue aberrazioni, della vita così com’è adesso per ciascuno di noi e come non sarà più fra un attimo appena. A.P.O.C.A.L.I.S.S.E. è l’esperimento impossibile che mira a cogliere l’uomo contemporaneo, già da tempo avvezzo a catastrofi di ogni sorta, mentre dispiega le sue risorse emotive proprio sul confine del non essere più ciò che è sempre stato e che, forse proprio per questo, ama la vita, quella degli uomini,come non aveva mai fatto prima.
Il gioco dei collegamenti, dei rimandi incrociati, diretti o mediati che siano, è sempre un piacevole rischio intellettuale: piacevole, perché da a chi lo corre la gratificante sensazione di capire meglio ciò da cui parte; rischioso, perché la soggettività di chi gioca, e gioca in fin dei conti da solo, tende a tracimare e a rivestire di se la Storia e le storie. Quando il gioco viene poi esercitato a partire da un’opera vasta e complessa, qual è quella che gli artisti in mostra raccolgono oggi sotto l’acronimo A.P.O.C.A.L.I.S.S.E., il rischio eccede il piacere e proprio per questo si tramuta esso stesso in piacere. La varietà dei linguaggi e dei soggetti è infatti tale che appare un azzardo anche il solo tentativo di ridurla ad una precaria unità; tuttavia, a partire dagli elementi “strutturali” delle singole opere si apre uno spiraglio sull’atteggiamento mentale che come pensiero si rapporta al mondo e sulla sensibilità che lo sostanzia.

Carmen Di Benedetto
: Al cuore del progetto A.P.O.C.A.L.I.S.S.E., le opere presenti sono una selezione particolarmente significativa del lavoro svolto dall’autrice negli ultimi anni. Tutte intrise di un’accettazione entusiasticamente distaccata di ciò che è in quanto è, prive di qualunque giudizio morale o di contenuti concettualizzabili, queste opere ci propongono, nella sua interezza non ulteriormente analizzabile, una sensibilità spiccatamente femminile in grado di azzerare la seriosa gravità che scandisce la storia comunemente intesa; ne viene fuori un presente continuo che è quello della vita, la stessa vita che si ingorga nella materialità del colore, sempre saturo ed esuberante, vero veicolo di un rapporto serenamente complesso con l’eternità dell’esistenza, il quale non riconosce padri e non ha dunque ereditato alcun debito nei confronti del razionalismo antropocentrico della modernità.

Carmelo Calvagna: È l’altra anima di A.P.O.C.A.L.I.S.S.E., l’altra voce di un progetto nato per essere colloquio o addirittura dibattito. Nei suoi lavori la categoria centrale è quella del progetto: l’ideazione è l’atto creativo attorno al quale, funzionalmente, si dispongono i materiali, e tale disposizione si articola nella forma di un gioco che è assieme la definizione di un’ipotesi di regola che consenta di giocarlo. La continua rielaborazione delle opere testimonia della costante tensione fra il fare e il pensare, del fare pensando e del pensare facendo che si sospingono a vicenda e si intrecciano inestricabilmente nella realizzazione di artefatti segnati da un colore che assai di rado è usato per colorare e da parole svuotate del loro spessore semantico e ridefinite come cose, come segni ambiguamente autoreferenziali. Sono opere che, imponendoci una profonda immersione nelle peculiarità genetiche e strutturali, ci invitano al contempo al loro superamento; opere che tendono a spogliarsi della propria materialità per offrirsi infine, a chi abbia scoperto prima e accettato poi le regole del gioco, nella loro sostanziale forma di concetti.

OMAGGIO (a Botticelli e Duchamp) di C. Calvagna

note di Nicoletta Calvagna

’opera diventa rappresentazione immediata della vita;giocando sui concetti contrastanti di materialità formale e di ascesi intellettuali,e,conseguentemente di umano e trascendente,risolve e compone gli urti in un sistema armonico:la pura forma,diventata sublime nell’incrocio impalpabile delle tre grazie,poggia su di una scacchiera ,emblema della sintesi mentale che,allo stesso tempo,non può non richiamare a noi contemporanei lo “scacco”(proprio della filosofia esistenzialistica) come fallimento inevitabile di qualsiasi sforzo umano,fallimento richiesto dalla struttura ontologica stessa dell’esistente e che,paradossalmente,attesta al tempo stesso la trascendenza dell’essere.

La porta,figura del passaggio,del cambiamento,non esiste in sé,ma è in funzione del suo compito,diventa una”categoria dell’intelletto”,un anello per accedere all’infinito eliminando il muro dell’incompatibilità tra logica umana e logica trascendente,allo stesso modo in cui la porta di M.Duchamp è aperta e chiusa contemporaneamente ed è,dunque, unificazione di corpo e di spirito,.di fisso e di mobile,di maschile e di femminile,annullando le certezze umane nel momento in cui immette dentro a questa nuova logica sconosciuta.

 


Carmen Antonia DI BENEDETTO - Carmelo CALVAGNA

studio.calvagna@gmail.com