Carmen Antonia Di Benedetto - Carmelo Calvagna - liberi artisti contemporanei siciliani
 

 


Come la parola, così anche la sua assenza o esclusione può rivestire un significato religioso.
Secondo le varie forme della religione, ma anche nell’ambito della medesima religione, il silenzio può avere varie funzioni. In buona parte esse derivano dal fatto che il silenzio è l’opposto della parola; mentre questa si riferisce sempre a qualcosa, esprime o definisce qualcosa, il silenzio è indeterminazione, illimitatezza; mentre la parola implica la presenza umana, il silenzio può evocare o almeno non turbare il non umano. […] L’indeterminazione implicita nel silenzio può assurgere ad alto valore religioso e filosofico. Come per es. nel caso della pratica taoista de “non agire”, di cui una forma è anche il non parlare, solo modo di lasciarsi riempire e guidare dall’armonia universale. (Dizionario enciclopedico Treccani)

- SILENZI -
di
C .A .Di Benedetto e C. Calvagna

Soldano
Paternò (CT)
16 e 17 dicembre 1995

 

  C.A. Di Benedetto e C. Calvagna
1995 - notizie colorate
Acrilici smalto e collage su legno
cm.51,5x41
     
  C.A. Di Benedetto e C. Calvagna
1995 - notizie bianco e nero
Acrilici smalto e collage su legno
cm.51,5x41
     

  C.A. Di Benedetto e C. Calvagna
1995 - l’orizzonte
acrilici, smalto,polvere di alluminio e collage
su legno
cm.51,5x41
     
  C. Calvagna
1995 - la bottiglia piumata
smalto, bottiglia di plastica e piuma su legno
cm.51,5x41x9
     

  C.A. Di Benedetto
1994 - paesaggio vicino alla terra
acrilici su tela
cm.60x60
     
  C.A. Di Benedetto
1995 - paesaggio televisivo
polimaterico e acrilici su cartoncino
cm.70x100
 

  C.A. Di Benedetto
1995 - paesaggio materno
acrilici su tela
cm.70x60
     
  C.A. Di Benedetto
1995 - paesaggio addolorato
acrilici e tessuto stampato su cartone
cm.103x74
     
  C.A. Di Benedetto
1995 - paesaggio femminile
acrilici su tela
cm.60x60
     
  C.A. Di Benedetto
1995 - paesaggio in maschera
polimaterico e acrilici su tela
cm.76x98
     
  C.A. Di Benedetto
1995 - natura morta
polimaterico e acrilici su tela
cm.100x220
     
  C.A. Di Benedetto
1993 - paesaggio allo specchio
acrilici su cartone
cm.81x58
     
  C.A. Di Benedetto
1994 - paesaggio senza titolo
acrilici su cartoncino
cm.70x90
     
  C.A. Di Benedetto
1993 - paesaggio siciliano
polimaterico su tela
dittico cm.160x115
     
  C.A. Di Benedetto
1993 - paesaggio vicino al sole
acrilici su cartone
cm.100x70
     
  C.A. Di Benedetto
1993 - paesaggio vicino alla luna
acrilici su cartone
cm.100x70
     
  C.A. Di Benedetto
1994 - paesaggio femminile 1
acrilici su cartone
cm.70x50
     
  C.A. Di Benedetto
1994 - paesaggio femminile 2
acrilici su cartone
cm.70x50
     
  C.A. Di Benedetto
1994 - paesaggio infantile
acrilici su cartone
cm.70x100
     
  C.A. Di Benedetto
1994 - paesaggio maschile
acrilici su cartone
cm.70x35
     
  C.A. Di Benedetto
1994 - paesaggio oculare
acrilici e decollage su cartone
cm.70x100
     
  C. Calvagna
1995 - intervallo
smalti, collage e matita su cartoncino
cm.70x100
     
  C. Calvagna
1995 - ritratto doppio
smalti e collage su cartoncino
cm.110x70
     
  C. Calvagna
1995 - dentro la bottiglia
acquerelli su cartoncino
cm.36x28
     
  C. Calvagna
1995 - dentro la bottiglia 1
acquerelli su cartoncino
cm.36x28
     
  C. Calvagna
1995 - dentro la bottiglia 2
acquerelli su cartoncino
cm.36x28
     
  C. Calvagna
1995 - due bottiglie
acquerelli su cartoncino
cm.36x28
     
  C. Calvagna
1995 - viva l'Italia
acquerelli su cartoncino
cm.36x28
     


1995 "SILENZI"


Nicoletta Calvagna

Sentire il tempo come unico elemento del corpo e dell’anima;elemento costituente l’esistenza individuale; unico elemento che, dunque, permette l’autocoscienza ma che, necessariamente, la annienta.
Quando una donna sente la propria essenza come interiorizzazione del tempo, si scopre, ed intuisce il senso del vivere. Ascoltare il tempo (o meglio ascoltare se come tempo) è della donna. La maternità diventa un momento essenziale, in quanto porta la intuizione confusa del tempo come elemento a conoscenza pura e accompagnata da coscienza.
Questa dimensione contemplativa, che ha per oggetto la vita, non può che essere ineffabile, deve risolversi nel silenzio, inteso non come rinunzia o privazione, ma come eccesso.
Sentire lo spazio come preda, come materiale con cui interagire, o meglio come passività da attivare per poi reagire, è dell’uomo. L’uomo ha coscienza del proprio Io come soggetto, come unico soggetto agente ed autore. Quando la realtà esterna diventa oggetto del suo agire perde l’identità originaria, per acquistare quella dell’autore, divenuto ora unico soggetto. Il desiderio di rendere asettico l’oggetto della propria azione, di incorniciarlo, di annullare in esso i legami naturali con il resto per creare nuove relazioni solo ed esclusivamente con l’attore si esaspera, diventa necessario. L’Io dell’attore sembra traboccare e macchiare di sé la materia; materia che conclude il suo ciclo vitale e diventa prodotto, oggetto pensato, anzi pensiero. Se l’ansia della donna è tutta rivolta verso il muoversi universale di cui vuole e sente di esser parte; l’ansia dell’uomo si riflette tutta dentro l’abisso della soggettività.
Il luogo in cui si muove l’esistenza femminile è l’Universo, diventato paesaggio spazio-temporale con cui interagire, con cui dialogare in silenzio, per mezzo del quale annullarsi per poi trovarsi. Trovarsi è, per la donna, sentirsi parte del tutto e, dunque, abbandonare la soggettività, in quanto confine, limite, divenuta ostacolo al fine ultimo. Il luogo dell’uomo è soggettivo: non è se non come spazio pensato. E’ lo spazio che diventa parte, membro della soggettività dell’uomo, e non il contrario.

Carmen Di Benedetto ci conduce, con la sua opera, dentro la dimensione femminile, il luogo della coincidenza degli opposti. Nel suo universo la parte è il tutto, il centro è la periferia; il silenzio del pensiero è il silenzio di un albero. Non esistono legami perché non esistono divisioni; non esistono dissonanze perché non esistono consonanze. Inserendo la nostra epoca dentro questo spazio(tempo) sconfinante in se stesso, Carmen accosta la ancestralità della terra alla caducità della televisione, caducità della quale non ha più senso parlare in quanto anche la televisione è ora parte, dunque specchio, del paesaggio inglobante e/o inglobantesi.

Dalla dimensione in cui non esistono definizioni o limiti, o in cui il limite è la totalità dell’essere che non ammette non-essere(e viceversa), ad uno spazio creato da individualità, da oggetti aventi un’identità, da sostanze individuali come specchi, ognuno dal suo punto di vista, dell’artista. E’ il luogo monadico creato da Carmelo Calvagna per mezzo delle sue opere piene di memoria. La bottiglia proviene e procede, ha in sé memoria eterna del suo viaggio; è un ente attivo, ormai altro dall’artista, ma immagine, una delle infinite (immagini), di lui. Ogni opera è, allo stesso tempo sezione e intero: è esplicitamente parte di un tutto ma è completa in sé; così il passato,esplorato attraverso una foto in bianco e nero, è parte-specchio allo stesso modo in cui lo è la gestualità (immediato presente) incorniciata nella fusione del colore, dunque della soggettività attiva, con il giornale, passività materica di memoria storica.

Attraverso percorsi divergenti, Carmen Di Benedetto e Carmelo Calvagna indagano il silenzio, scoprendo la non-sostanzialità della dicotomia passato presente attraverso la meditazione, ora sull’universo intero, ora sull’individualità del soggetto.


Carmen Antonia DI BENEDETTO - Carmelo CALVAGNA

studio.calvagna@gmail.com